Oggi mi gioco le mie 500 parole iniziando con una storia di ringraziamenti.
(Sarà che è passato da poco il Thanksgiving Day negli States, e colgo l’occasione).
Quando ero negli Stati Uniti studiavo dentro la Joseph and Mattew Payton Philanthtopic Library.
Era intestata ai figli di un professore, Bob Payton, che erano scomparsi mentre svolgevano missioni umanitarie, uno diciottenne, l’altro di 33 anni.
Payton scrisse una lettera a tutti i suoi amici dicendo: “Vorrei costruire la più grande libreria dedicata al fundraising del mondo, in ricordo dei miei figli. Intanto inizio io, donando tutti i miei libri…tu mi manderesti i tuoi?”
La sua non fu una grande donazione (poche migliaia di libri), ma fu di straordinario esempio: in pochi anni arrivarono centinaia di migliaia di volumi. Se sfogliate i libri della biblioteca in molti si trovano all’inizio frasi del tipo “Bob, ti mando anche io tutti i miei libri dedicati al fundraising”.
Con una piccola donazione di pochi libri, oggi la Joseph and Matthew Payton Library della Indiana State University è la più grande biblioteca del mondo dedicata ad fundraising.
E l’Indiana University, per ringraziate Payton, intestò ai suoi figli la biblioteca.
Un bel modo di ringraziarlo.

Non mi stancherò mai di ripeterlo. Lo faccio da quando ho iniziato a occuparmi di fundraising e continuerò a dirlo. Non ringraziate mai abbastanza il vostro donatore. È un imperativo.
Ringraziate, ringraziate e ringraziate ancora.
In troppe organizzazioni nonprofit una volta ricevuta una donazione, non si ringrazia.
Quando dovete ringraziare il vostro donatore? Possibilmente entro le 24 ore successive alla donazione. Al massimo entro le 48 ore.
Qualcuno di voi potrebbe pensare: “Ma è un lavoraccio”, “Ma chi lo fa?”, “E quando trovo il tempo?”, “Come lo ringrazio?”.
Sono tutte domande legittime, ma dovete trovare il tempo di ringraziare. Dovete coinvolgere tutti in questo lavoro, i consiglieri di amministrazione, i colleghi, il personale retribuito, i volontari, i beneficiari della vostra organizzazione.
Ogni anno, ricevo molte borse di studio,
da mettere a disposizione degli studenti più meritevoli che si iscrivono al Master in Fundraising di cui sono direttore presso l’Università di Bologna.
Prima di tutto ringrazio io personalmente tutti i donatori. Poi, anche se non è richiesto, chiedo agli studenti che hanno beneficiato della borsa di studio di ringraziare.
Chiedo loro di scrivere una lettera vera e personale in cui raccontano la loro storia e poi la faccio spedire direttamente da loro. Dovreste vedere che belle lettere.
Come ringraziare il donatore?
Certo potete anche fare solamente una telefonata, ma una telefonata in fondo non lascia traccia. Scrivere un biglietto o una lettera di ringraziamento, questo sì che lascia il segno. Prima di tutto perché avete dedicato del tempo e dell’impegno. E poi perché lasciate un segno tangibile. Ricordatevi che scripta manent.
Se foste abbastanza audaci, potreste anche scrivere un biglietto a mano. Non importa se avete una scrittura indecifrabile come i geroglifici egiziani.
Quelle poche righe valgono infinitamente di più di una bella pagina uscita dalla vostra stampante laser a colori ultimo modello.
Con le scritte a mano inizia spesso anche una complicità con il donatore. Una volta un donatore a cui avevo mandato in omaggio un libro con sopra attaccato due post-it, mi disse: “grazie dei “pizzini” che hai attaccato sopra i libri!”. E da quel momento, per lui, sono simpaticamente diventato “quello dei pizzini”.
Evitate di ringraziare via email se vi è possibile. Potrebbe finire nello spam o perdersi nelle centinaia di email che riceviamo ogni giorno. E poi, sinceramente, non è un qualcosa di tangibile.
Il donatore vuole toccare con mano quanto fa per voi. E non dimenticate, state ringraziando sempre troppo poco.