| Chi stai cercando di accontentare? Nel fundraising questa domanda andrebbe incisa a fuoco sulla scrivania. Chi stiamo cercando di compiacere? I donatori? I colleghi? Il presidente? L’assessore? Il bando regionale? L’algoritmo di Instagram? È proprio qui che servono vere strategie di fundraising, perché senza una scelta chiara si rischia di restare fermi, senza risultati. Se provi a piacere a tutti, finirai per non scegliere mai. E quindi per non ottenere niente. Invece il fundraising è una pratica che ha bisogno di decisioni, rischi, posizioni prese. E sì, anche di scontentare qualcuno. Perché se vuoi accontentare tutti, non raccoglierai mai niente. Hai fatto un video? Hai mandato una mail? Hai organizzato un evento? Ok. Ma per chi lo hai fatto? Per il tuo CDA che ti chiede di non esagerare? Per la tua autostima? Per vincere il “premio del miglior comunicatore”? Per fare il figo con i colleghi? O per portare nuovi donatori dentro alla tua causa? Anni fa, al Festival, un direttore comunicazione di un importante museo, mi disse una cosa che non ho più dimenticato: “Per anni abbiamo fatto comunicazione per farci stimare dai nostri colleghi, non per portare gente al museo. E infatti… il museo era vuoto.” Questo è il punto. Se scrivi un progetto, deve lavorare per la tua causa. Non per farti fare bella figura. Se fai una campagna, deve essere pensata per chi vuoi coinvolgere, non per non far arrabbiare il presidente. E quando fai la prossima mail di raccolta fondi, immagina questa scena: in fondo alla sala ci sono quelli che ti applaudono perché dici solo cose scontate. Davanti, in prima fila, ci sono i veri sostenitori. Quelli che aspettano qualcosa di vero. Di coraggioso. Di autentico. E allora, l’unica vera domanda è questa: tu, per chi sei qui? L’altro giorno stavo parlando con una persona, che conta in una organizzazione nonprofit, in merito a una possibile presa di posizione… (con tutte le guerre che ci sono immaginate il motivo vero?) Persona intelligente, coinvolta, con un ruolo importante. Mi ha detto: “Ah, se fosse per me, io la farei sicuramente… ma purtroppo non posso espormi”… Ecco, questa frase un po’ mi fa saltare i nervi. Ma come?! Sei dentro al consiglio direttivo di X (non dico il nome per privacy). Sei parte di chi dovrebbe decidere… E tu dici “non posso decidere”? Gli ho risposto: “Prima o poi devi prendere una posizione. Non puoi sempre fare la…Svizzera. Non puoi sempre aspettare che qualcun altro dica cosa fare. Se non decidi mai, non servi alla causa. E se non servi alla causa, che ci stai a fare?” Ecco il punto. Nel nonprofit, questa sindrome è ovunque: gente che “vorrebbe, ma non può”. Che “farebbe, ma dipende da altri”. Che “pensa sia giusto, ma non se la sente”. E così si resta fermi. Tutti ad aspettare che qualcun altro approvi. Ed è qui che si capisce il valore delle strategie di fundraising: senza scelte coraggiose e mirate, non c’è crescita reale né impatto. E allora, te lo ripeto, l’unica vera domanda è questa: tu, per chi sei qui? |