| Troppe organizzazioni nonprofit nascono solo da una buona intenzione. Non basta. Spesso manca una strategia chiara e l’uso di specifiche tecniche di raccolta fondi capaci di trasformare l’interesse in reale sostegno. “Perché c’è bisogno”, “perché è giusto”, “se facciamo questa cosa sicuramente sbocciamo e a un sacco di gente interessa”. Sì esatto: “a un sacco di gente interessa”, non è la stessa cosa di dire che un sacco di gente ci sostiene. A me piace il festival del Cinema di Venezia, ma non è che io lo sostengo economicamente. Mi piace il Milan, ma non pago nulla. Tutti fanno cose che magari sono anche interessanti, utili, belle, giuste. Ma quasi nessuno si ferma a chiedersi davvero: ma come facciamo a trovare i soldi? Assomigliano un po’ a quei miei amici (ne ho un paio) che, stanchi della vita in città, decidono di andare a vivere nella campagna romagnola e aprono un mini ristorante nel paese più sperduto della provincia. E noi amici, magari una volta ci andiamo (per sostenerli) ma poi più di una volta non ci vai… perché è troppo lontano, perché non è poi sta gran differenza con il resto dei posti che si trovano in città, perchè poi io “c’ho da fare…” e quindi ci si scorda dell’amico. E lui dopo 1 anno di resistenza, molla e torna a casa. Cosa che ti guida nelle scelte difficili? Che ti tiene a galla quando i risultati non arrivano? Che dà un senso al tuo fundraising, anche nei momenti di stallo? Un collega mi ha fatto vedere un’indagine che ha analizzato oltre 100 startup fallite. I problemi non stavano nei prodotti. Stavano nelle persone, nella tattica, nella mancanza di focus. Conflitti interni. Zero chiarezza sui destinatari. Nessuna visione condivisa. Tutte cose che, nel fundraising, vedo ogni giorno. Non si tratta di avere un’idea giusta, o (peggio ancora) romantica. È la risposta operativa a quattro domande: – Perché esistiamo? – Per chi raccogliamo fondi? – Qual è il problema che vogliamo risolvere? – Che tipo di donatore può innamorarsi della nostra causa? Senza risposte chiare, il rischio è fare tutto… e non ottenere nulla. Si rifanno le campagne, si cambia il logo, si investe nei social, si contatta qualche grande azienda. Ma poi? I risultati magari arrivano, ma sono deludenti. E si dà la colpa al fundraising. Quando invece il vero problema è a monte: nessuno ha definito la rotta. Applicare le tecniche raccolta fondi significa partire dalla missione, chiarire obiettivi e destinatari, e solo dopo scegliere gli strumenti. Attenzione: non basta scrivere “aiutiamo i più fragili”. Quella è aria fritta. Non è un bel manifesto da stampare. È una scelta quotidiana. E, nel fundraising, fa la differenza tra restare in balia del mare… o arrivare in porto. |