Ho letto una lettera con cui un’azienda comunica ai clienti un aumento dei prezzi. L’intenzione è giusta: spiegare le ragioni, non nascondersi, metterci la faccia.
Poi però il cliente riceve una lettera come questa:

Probabilmente è tutto vero. Ma chi legge non si sente più vicino all’azienda. Si sente davanti a un comunicato ministeriale.
Come la riscriverei io? La riscriverei così. Dice le stesse cose, ma sembra scritta da una persona che parla con i propri clienti, non da un ufficio legale.
“Oggetto: Dal 01° luglio aggiorneremo i nostri prezzi
Gentile Cliente,
preferiamo dirti le cose come stanno.
Negli ultimi mesi il costo dell’energia, dei trasporti, degli imballaggi e di molte materie prime è aumentato in modo significativo. Abbiamo cercato di assorbire questi rincari il più possibile, senza scaricarli sui nostri clienti.
Oggi, però, non riusciamo più a farlo senza compromettere la qualità dei prodotti e del servizio che da sempre cerchiamo di garantirti.
Per questo, a partire dal 01° luglio 2026, entrerà in vigore il nuovo listino prezzi, che trovi in allegato.
Sappiamo bene che nessuno è contento quando riceve una comunicazione come questa. Per questo abbiamo preferito spiegarti con chiarezza il motivo della nostra decisione, invece di nasconderci dietro formule burocratiche o tecnicismi.
Ti ringraziamo per la fiducia che continui ad accordarci e faremo il possibile per continuare a meritarcela ogni giorno.
Un cordiale saluto.
Direzione Commerciale XXX.“
Stesse informazioni. Stessa trasparenza. Molta più fiducia. Nel fundraising succede la stessa cosa.
Quando un’organizzazione deve chiedere una donazione in più, o spiegare perché ha bisogno di raccogliere più fondi, spesso si rifugia in un linguaggio burocratico, tecnico, impersonale. È un errore.
Le persone non si fidano di chi usa le parole più complicate.
Si fidano di chi riesce a spiegare un problema difficile con parole semplici.
La trasparenza è fondamentale. Ma senza umanità rischia di diventare solo burocrazia scritta bene.