Valerio Melandri-Il primo blog italiano sul fundraising

Una società sempre più a classi…

Data:23 febbraio 2010

Sono in treno…le Ferrovie dello Stato hanno appena annunciato che da dicembre saranno abolite le classi (la 1 e 2) per essere sostituiti da 4 classi…, vado a Gardaland e se non vuoi fare la fila paghi 20 euro in piu e passi davanti a tutti…vado in aeroporto e se paghi 25 euro in piu’ non fai la fila al check-in Milano-Roma…non è piu’ una questione di servizi-costo, e’ una questione di “diversificazione”. Chi ha piu’ soldi è disposto a comprarsi il “tempo”, anche degli altri…In fondo il tempo è la vera e unica risorsa scarsa. E i fundraiser? Fossilizzati sul concetto di “fundraising” democratico (a tutti lo stesso sempre), non sarebbe ora di darsi una mossa e iniziare a pensare non solo con la vecchia piramide ma con nuovi paradigmi? Se loro vogliono evitare le file a Gardaland, creiamo dei percorsi speciali…per i donatori antifile…

Il fundraising e la “questione omosessuale”…

Data:13 febbraio 2010
ono Gian Mario Felicetti, da più di due anni coordino una campagna nazionale, “Affermazione Civile”, sostenuta esclusivamente dal lavoro di volontari, come l’associazione radicale “Certi Diritti” e la rete di avvocatura LGBT “Rete Lenford”.
Grazie alla campagna di Affermazione Civile, è imminente una sentenza della Corte Costituzionale in merito al riconoscimento del matrimonio civile tra persone dello stesso sesso.
Sarebbe importante riuscire a sensibilizzare l’opinione pubblica in modo corretto e non solamente attraverso la lente distorta dell’informazione, che tende sempre ad evidenziare prederie ed eccessi che non corrispondono alla realtà.
Per questo stiamo capendo che c’è bisogno di un’opera di raccolta fondi, probabilmente siamo già in ritardo, ma meglio tardi che mai.
Sinceramente gradirei un vostro parare, anzi due.
1) Come mai in Italia non ci sono donor nei confronti di chi si impegna per i diritti civili delle persone gay e lesbiche e transessuali? Da parte di persone non professioniste ricevo risposte del tipo “Colpa del Vaticano” oppure “Perché le associazioni gay non sono credibili”. Spero che la vostra risposta – se vorrete darmela – sarà più concreta e lontana dai postulati.
2) Esistono persone che hanno competenze di fundraising e che sarebbero felici di mettere la loro professionalità su base di volontariato per la causa dei diritti civili di persone gay, lesbiche e transessuali (ma non solo, anche per gli etero, non stiamo qui a ghettizzarci…)? Sapete dirci se ci sono canali privilegiati attraverso i quali riuscire a contattarli, oppure tutto passa attraverso i contatti personali?
3) Esistono, secondo voi, dei potenziali donatori desiderosi di contribuire alla causa dei diritti civili in Italia, anche per gay, lesbiche e transessuali (ma non solo, anche per gli etero, non stiamo qui a ghettizzarci…)? Se sì, potreste/vorreste aiutarci a contattarli e presentare i nostri progetti?
Come capite dalle mie stesse domande, siamo totalmente nuovi a questo mondo, ma sentiamo che è importante cercare di rivolgerci al mondo della filantropia, non solo per ricevere donazioni, ma anche – e soprattutto – per aprire la “questione omosessuale” a tutta la società civile, perché i diritti civili non sono mai a compartimenti stagni…

Ricevo una email in cui l’oggetto è: “il fundraising e la questione omosessuale”. La riporto così come mi è arrivata, non prima di aver commentato che secondo me NON esiste una “questione omosessuale e il fundraising”. Può esistere semmai una questione dei diritti affettivi delle persone (che siano omosessuali o meno).

Ma anche su questo ho qualche dubbio, poichè io penso – e la cosa non è  ”questione” – che conviventi omosessuali (o di qualunque altra tendenza) possano sempre (e vadano anche sostenuti!) ricorrere, come ogni cittadino, al diritto comune per tutelare diritti o interessi nati dalla loro convivenza, ma allo stesso tempo credo che un rapporto affettivo non costituisce “di per se” titolo sufficiente per ottenere riconoscimento civile…, ma la questione esula dal fundraising. Io vorrei parlare di fundraising.  Vediamo cosa ci dice Gian Mario Felicetti:

Caro Melandri,

Sono Gian Mario Felicetti, da più di due anni coordino una campagna nazionale, “Affermazione Civile”, sostenuta esclusivamente dal lavoro di volontari, come l’associazione radicale “Certi Diritti” e la rete di avvocatura LGBT “Rete Lenford”. Grazie alla campagna di Affermazione Civile, è imminente una sentenza della Corte Costituzionale in merito al riconoscimento del matrimonio civile tra persone dello stesso sesso.  Sarebbe importante riuscire a sensibilizzare l’opinione pubblica in modo corretto e non solamente attraverso la lente distorta dell’informazione, che tende sempre ad evidenziare prederie ed eccessi che non corrispondono alla realtà.  Per questo stiamo capendo che c’è bisogno di un’opera di raccolta fondi, probabilmente siamo già in ritardo, ma meglio tardi che mai. Sinceramente gradirei un vostro parare, anzi due.

1) Come mai in Italia non ci sono donor nei confronti di chi si impegna per i diritti civili delle persone gay e lesbiche e transessuali? Da parte di persone non professioniste ricevo risposte del tipo “Colpa del Vaticano” oppure “Perché le associazioni gay non sono credibili”. Spero che la vostra risposta – se vorrete darmela – sarà più concreta e lontana dai postulati.

2) Esistono persone che hanno competenze di fundraising e che sarebbero felici di mettere la loro professionalità su base di volontariato per la causa dei diritti civili di persone gay, lesbiche e transessuali (ma non solo, anche per gli etero, non stiamo qui a ghettizzarci…)? Sapete dirci se ci sono canali privilegiati attraverso i quali riuscire a contattarli, oppure tutto passa attraverso i contatti personali?

3) Esistono, secondo voi, dei potenziali donatori desiderosi di contribuire alla causa dei diritti civili in Italia, anche per gay, lesbiche e transessuali (ma non solo, anche per gli etero, non stiamo qui a ghettizzarci…)? Se sì, potreste/vorreste aiutarci a contattarli e presentare i nostri progetti?

Come capite dalle mie stesse domande, siamo totalmente nuovi a questo mondo, ma sentiamo che è importante cercare di rivolgerci al mondo della filantropia, non solo per ricevere donazioni, ma anche – e soprattutto – per aprire la “questione omosessuale” a tutta la società civile, perché i diritti civili non sono mai a compartimenti stagni…

Risposta:

Questo è il classico caso che mi permette di ridire con forza quanto il “fundraising sia il servo del nonprofit”. Lo ripeto: il fundraising è soltanto il “servitore” del nonprofit e non il suo padrone. Il nonprofit esiste perchè ci sono buone cause che qualcuno persegue. Il fundraising non è creato per “giudicare” la causa, è nato per servirla. Una buona causa può essere buona per me e pessima per un altro, e viceversa. Non conta, e soprattutto non è la misura dell’apporto, non è il conto di “quante persone” la sotengono che fanno dire se è buona. La storia è piena di grandi cause perseguite da pochissime persone e di piccole cause perseguite da tantissime persone. Per cui la mia risposta è semplice:

1. Il principale motivo per cui la gente dona è perchè qualcuno glielo chiede. Ritengo che il motivo per cui una causa, per quanto piccola, grande, ambigua, o palese, non abbia successo in termini di fundraising derivi dal fatto che non c’e’ nessuno che si è messo a fare il lavoro del fundraiser in modo professionale. Le associazioni dei gay “non sono credibili”? Non lo so, può darsi! Ma non è questo il punto, perchè il lavoro del fundraiser è in parte anche quello di rendere (oserei dire: forgiare) la causa FUNDERIZZABILE, cioè pronta per il fundraising. E se un’associazione non è credibile, il lavoro del fundraiser sarà quello di renderla credibile, cambiandola da dentro.

2- alla domanda due, dico ovviamente sì. Magari non è il mio vicino di casa, magari non è chi mi sta vicino, magari devo cercarlo (prospect research) ma c’e’ qualcuno, perbacco se c’e’ qualcuno! Ma questo fa parte del lavoro del fundraiser. Non saprei al momento quali sono i canali privilegiati, ma non penso davvero sia difficile, basta guardarsi un po’ intorno.

3- come sopra, esistono, va cercato. Chi sono i  migliori potenziali donatori di un ospedale, gli ex pazienti che hanno avuto un buon trattamento. Chi è stato aiutato dalla vostra azione in passato? Chi sarà aiutato dalla vostra azione? Il gioco è tutto qui: quali impatti avrà la vostra azione, su chi impatta? Basta cercare quelli e troverete i donatori.

Infine sull’ultima osservazione, sono d’accordo con lei. Il fundraising è molte volte quella particolare azione sulla società che genera anche sensibilizzazione…ma che sia chiaro: una raccolta di fondi che ha generato solo sensibilizzazione è una campagna andata male…se il problema è la sensibilizzazione non cercate fundraiser, ma lobbisti…il che è parte del lavoro del fundraiser ma non ne è lo scopo.

E voi cosa dite? VM

Il cuore di un fundraiser

Data:29 gennaio 2010

Ho letto oggi un bel post di Virginia sul suo blog. E’ un post che parla del lavoro di fundraiser, di cosa vuol dire lavorare nel fundraising, perchè scegliere di essere fundraiser. Ve lo riporto, invitandovi a leggerlo e commentarlo qui e sul blog di Virginia.

Era appena conclusa la campagna natalizia. Scoppia l’emergenza Haiti e nel fundraising si ricomincia da capo.
Ad Oxfam Ireland abbiamo raccolto circa 800mila euro in due settimane, con circa 5000 donazioni e quasi altrettanti nuovi contatti/donatori, i quali stanno organizzando concerti, eventi, spettacoli, attivita’ di raccolta fondi per Haiti. Una cosa mai vista prima ad Oxfam Ireland, manco 5 anni fa per quell’altra grande emergenza che ha scosso le anime (e i portafogli) delle persone, lo Tsunami.
Il mio piano per i prossimi mesi prevedeva anche di venire a casa a fine gennaio per una visita, poi ho pensato a febbraio come opzione migliore, ora pare che fino a marzo non riusciro’ a lasciare la terra irlandese. Continua a leggere »

I miei studenti donano

Data:21 gennaio 2010

Cosa c’è di meglio, appena finito un Master in Fundraising, di fare una donazione?!

E’ quello che mi è successo, gli studenti dell’appena conclusa settima edizione del Master in Fundraising hanno fatto una donazione alla Cooperativa Sociale Tonino Setola onlus e di questo li ringrazio (così come li ringrazia anche la cooperativa stessa, leggete qui)

Devo dire dunque che partono con il piede giusto nel mondo del fundraising, come si sa il fundraiser prima di tutto è anche un donatore

Si riparte con il nuovo Master in Fundraising (8°edizione), si salutano con qualche malinconia gli ex-studenti…

Data:15 gennaio 2010

foto inaugurazione masterCome è ormai tradizione a gennaio si salutano al momento della consegna dei Diplomi di Master i vecchi studenti e si inizia con una classe nuova (24 anche in quest’anno di crisi…segno che il Master tiene!). Tutto stravolto il programma (fatto a moduli unici e non piu’ a materie) con moltissimi aggiornamenti e miglioramenti, insomma un Master tutto nuovo, e allo stesso tempo con il meglio trattenuto per i nuovi studenti. Primo approccio con loro ieri e oggi e ne sono semplicemente entusiasta, una classe vivacissima, attenta, motivata…insomma ogni anno meglio. Sono contento. P.s. Vi metto anche la mia presentazione che ho fatto all’inaugurazione!presentazione master pdf

Meglio essere cinici, che moralisti…!

Data:22 dicembre 2009

Ricevo da una Ex studentessa del master:

Caro Melandri, sono rimasta a dir poco sconcertata dalla  sentenza emessa da un Giudice di Forum che stabilisce che una Donazione di euro 700.000  -dichiaratamente proveniente da attivita’illecite e criminali – debba essere accettata. La causa vedeva contrapposti  il  tesoriere e la presidente di una piccola onlus italiana: quest’ultima-giustamente secondo me- si rifiutava di accettarla.Il Giudice invece ha ritenuto   prevalente ” l’interesse dei soggetti tutelati dalla Onlus” Ci terrei a  sapere cosa ne pensa lei. Cordiali Saluti

ara Leda,
direi che sono sostanzialmente d’accordo con il giudice…e allora i terreni confiscati alla mafia, usati dalla coop sociali del sud? Sono donazioni alle coop sociali di valori chiaramente provenienti da attività illecite.
Io non ho ben capito, (dalla registrazione video) la vicenda ma mi sembra che la questione fosse un rifiuto per puro  o “moralismo”.
Ma come diceva il grande dostojevski “meglio essere cinico che moralista”. Un moralista non fa mai un passo in piu’ e quindi non cambia mai niente della sua vita, un cinico, seppure a volte tristemente, almeno azzarda nuovi passi e nuovi.
Discutevo di regole del fundraising proprio oggi, in vista di una sessione al Festival del Fundraising, su Etica e Pratica della raccolta fondi. Esiste una società di consulenza italiana (Avanzi. Viageo), diretta dall’infaticabile Davide Del Maso, che ha messo a punto un sistema di valutazione etica delle donazioni da accettare. Il primo tentativo, applicabile sul mondo nonprofit per dirimere casi del genere. Al Festival ne parleremo.
A presto!
Il giorno 06/dic/09, alle ore 17:42, Leda Resta ha scritto:
Gentile Direttore,
sono rimasta a dir poco sconcertata dalla  sentenza emessa da un Giudice di Forum che
stabilisce che una Donazione di euro 700.000  -dichiaratamente proveniente da attivita’
illecite e criminali – debba essere accettata.
La causa vedeva contrapposti  il  tesoriere e la presidente di una piccola onlus italiana:
quest’ultima-giustamente secondo me- si rifiutava di accettarla.
Il Giudice invece ha ritenuto   prevalente ” l’interesse  dei soggetti tutelati dalla Onlus”
Ci terrei a  sapere cosa ne pensa lei.
Cordiali Saluti
Leda  Resta
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PS  Puo’ trovare il video  con il titolo “Donazione Generosa” nel sito  di Forum
in data 20.11.09   o cliccando direttamente
Ti segnalo il video all’indirizzo:
http://www.video.mediaset.it/mplayer.html?sito=forum&data=2009/11/20&id=1364&from=email

Direi che sono sostanzialmente d’accordo… con il giudice… (e allora i terreni confiscati alla mafia, usati dalla coop sociali del sud? Sono donazioni alle coop sociali di valori chiaramente provenienti da attività illecite). Io non ho ben capito, (dalla registrazione video) la vicenda ma mi sembra che la questione fosse un rifiuto per puro “moralismo”. Ma come diceva Dostojevski “meglio essere cinico che moralista”. E io sono d’accordo! Un moralista non fa mai un passo in piu’ e quindi non cambia mai niente della sua vita, un cinico, seppure a volte tristemente e “cinicamente”, almeno azzarda nuovi passi e nuovi tentativi. Discutevo di regole etiche del fundraising proprio oggi, in vista di una sessione al Festival del Fundraising, su Etica e Pratica della raccolta fondi. Esiste una società di consulenza italiana (Avanzi. Viageo), diretta dall’infaticabile Davide Del Maso, che ha messo a punto un sistema di valutazione etica delle donazioni da accettare. Il primo tentativo, applicabile sul mondo nonprofit, per dirimere casi del genere?. Ne ho parlato proprio oggi con Letizia Rossi (Grandi Donatori di Medici senza Frontiere), a cui ho proposta di proporre una sessione con Del Maso, proprio su questo. Al Festival ne parleremo!

A presto!

PS  E comunque “meglio essere cinici che moralisti” fa il pari con l’altra grande affermazione più casalinga ma di uguale spessore: “le regole servono per chi non sa fare a regolarsi” ….. Quanti casini, anche nell’educazione ai bambini si risolverebbero se si applicasse questa semplice e basilare “regola”….cioè la regola di regolare solo quello che non si autoregola….ma quando uno lascia libero di regolarsi, quasi tutto sanno autoregolarsi e dunque si eviterebbero le regole….che poi nessuno rispetta…e che impongono altre regole…che nessuno rispetta….Semplice no? Il mio mondo ideale non è quello senza regole, ma delle autoregolazioni..ecco perchè è ugualmente importante la scuola e la polizia….Si puo’ trovare il video  con il titolo “Donazione Generosa” nel sito  di Forum in data 20.11.09   o cliccando direttamente.  Ti segnalo il video all’indirizzo: http://www.video.mediaset.it/mplayer.html?sito=forum&data=2009/11/20&id=1364&from=email

Il Festival del Fundraising è una cosa enorme…

Data:14 dicembre 2009

500 posti e ogni giorno sempre meno, che aspetti ad iscriverticlicca qui per iscriverti.

Uffici volontariato…tutti disoccupati?

Data:13 dicembre 2009

Interessanti le osservazioni al mio post “chiudiamo gli uffici volontari” di qualche giorno fa. Le potete leggere nei commenti al post. Ma la mia non è una provocazione, nè tantomento una boutade “educativa” alla francese. E’ veramente il mio pensiero, supportato peraltro da decenni di esperienza (non solo miei) ma di colleghi sul campo (Susan Ellis e la sua scuola innanzitutto). Lungi da me l’idea di licenziare tutti i direttori degli uffici di volontariato che devono rimanere per le importanti fasi di selezione, reclutamento, invito. Ma non su gestione e valutazione! La mia osservazione è di natura strettamente aziendale. Essere volontario non significa nulla salvo il fatto che non si è pagati per fare quello che si fa. Essere volontario non significa che non si è bravi, non significa che non si hanno competenze specifiche, che non si hanno compiti, orari, obiettivi da raggungere, serietà professionale. Essere volontario vuol dire “lavorare” tale e quale a qualunque altro lavoratore retribuito dell’organizzazione nonprofit. Nulla di diverso. E allora perchè relegarli in un parco giochi per bambini “uffici volontari” come se fossero classi di tipo diverso? Si scelgano e si valorizzino i volontari per quello che sanno fare, e li si piazzino laddove le loro competenze, il bisogno dell’organizzazione, la volontà degli assistiti necessita supporto. Li si inserisca in ambiti di “lavoro”… In una organizzazione nonprofit ci dovrebbe essere solo un tipo di personale quello che è fortemente motivato a fare il lavoro che fa, alcuni retribuiti, alcuni nonretribuiti! (VM)

Maria Alfonso…il prototipo del fundraiser…

Data:10 dicembre 2009

E’ una mia ex studentessa, ha appena finito il Master in Fundraising. Ha una faccia da tolla incredibile, una vera e proprio schiacciasassi. A volte è persino insistente, a volte esagera, ma perbacco se questa non ha la stoffa per diventare una fundraiser…la storia è semplice, ma è di quelle che meritano essere raccontate. Nulla di straordinario per una grande organizzazione, ma quasi una montagna per chi non ci prova in una piccola. Voleva raccogliere per l”organizzazione barese dove ha fatto lo stage e dove ora lavora, la Fondazione Giovanni Paolo II Onlus di Bari. Non sa dove andare allora alza la cornetta e chiama l’IKEA (avete capito? IKEA). Non ha contatti , non ha raccomandazioni, ha solo la sua bella faccia tosta e la sua voglia di arrivare allo scopo. E insiste, mi chiama per consigli, chiama Paolo Celli per consigli e va avanti, un appuntamento dietro l’altro e alla fine nel giro di qualche mese, si porta a casa la donazione (importante) di IKEA e in piu’ fa un accordo (le vedete sul sito) di IKEA BARI . Davide contro Golia. Come ha detto intelligentemente Karl Marx: “ogni uomo è il prodotto delle sue azioni, stante le condizioni in cui si trova”. Ed è vero, è sostanzialmente vero, un fundraiser si fa (nel senso che si fa, ovvero che con le sue azioni si fa). Smettiamo di dare la colpa agli altri (”oh, io non ho i contatti”, ,” eh ma io non conosco nessuno”, “eh ma come faccio al sud non è così”, “ah no da noi non potrebbe funzionare”, “eh ma dai questo non e’ per le piccole organizzazioni…”): Lo sapete quante volte ho sentito questo discorso. Io voglio seguire l’esempio di Alfonso Maria.

No agli uffici volontari…

Data:10 dicembre 2009

Ricevo da un lettore di questo blog una bella email con una domanda interessante sull’organizzazione dell’ufficio volontariato.

Buongiorno le scrivo per avere un parere “autorevole”.
Lavoro in una organizzazione che fa raccolta fondi per destinarli a progetti di aiuto in Italia e all’estero >>
Lavoro nell’ufficio volontariato. I volontari sono “una manna dal cielo” per tutto quello che è visibilità, raccolta fondi
testimonianza sui progetti all’estero.
Da un po’ di mesi abbiamo creato un responsabile eventi che lavora sotto l’ufficio raccolta fondi, ma questo non mi sembra funzionale, perchè il 99% degli eventi è fatto dai e con i volontari. Mi verrebbe più logico pensare che la parte eventi è sotto l’ufficio volontariato o eventualmente il contrario, ma per ora stiamo ancora cercando il modello organizzativo più funzionale, per cui eventi sono insieme a raccolta fondi e volontariato è un ufficio diverso.
Mi piacerebbe avere da parte sua un commento ed eventualmente dei riferimenti/esempi.
La ringrazio per la sua disponibilità e spero di poterla conoscere in uno dei suoi prossimi corsi.

Ecco la mia risposta
Eliminiamo gli uffici volontari!
Se i volontari sono autonomi e riescono a supportare tutto il lavoro di creazione degli eventi non c’è ragione di creare una figura retribuita che li “controlli”. La vicenda ha un senso se a partire dal vostro piano strategico, o dal vostro budget di raccolta fondi, ritenete che lo “strumento” eventi debba essere ampliato, in tale caso ha senso mettere a “servizio” dei volontari anche una persona retribuita, ma in questo non sceglierei una persona di livello alto, ma qualcuno che aiuti i volontari (che per definizione non hanno un tempo illimitato per stare nell’organizzazione) a fare quello che devono fare.
In altre parole tutto dipende su quale tasto volete spingere.
Io comunque, per dirla fuori dai denti, eliminerei completamente l’ufficio volontariato. E’ un errore strategico e anche operativo quello di relegare i volontari in un ufficio volontari, come se fare il volontario fosse un “tipo” di lavoro, come se fare il volontario fosse come fare l’idraulico, il consulente, il contabile. Fare il volontario non è un lavoro, è una semplice categoria retributiva. Il volontario fa parte del personale della organizzazione ed è quindi personale a tutti gli effetti. Semplicemente non è retribuito, ma per il resto non fa nessuna differenza. Se proprio volete identificare una differenza fra chi è volontario e chi non lo è indicatelo in organigramma con un cerchio invece che con un rettangolo. Ma i volontari afferiscono all’area del lavoro che fanno. Se sono in amministrazione faranno riferimento all’amministrazione, se sono negli eventi faranno riferimento all’ufficio eventi, se sono nei servizi agli anziani, faranno riferimento al capo del servizio anziani (o bambini) ecc….
Nessuna differenza con il lavoratore retribuito in un verso e nell’altro, ovvero dovete iniziare a trattare il personale retribuito come se fosse non retribuito, lo stesso livello di passione, di motivazione che avreste se non fossero pagati. Li trattereste allo stesso modo?
Il segreto del successo di una organizzazione nonprofit è capire che esiste un solo tipo di risorse umane, qualcuno è retribuito, qualcuno no. Tutto qui, ma è un discorso lungo che non abbiamo il tempo di approfondire, ma se ha domande, mi dica! Un caro saluto e buon lavoro (che sia pagato o meno)
P.s in questa mia risposta io ho lavorato (anche se non sono stato pagato…) e per questo io dovrei esser inserito nell’ufficio volontari? NO! Io rimango nel mio ufficio in Piazzale della Vittoria, semplicemente sono un consulente (anche se non pagato!) Ok?

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