Donatore giovane vs. donatore anziano:
uno scontro impari

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Tutti vorremmo donatori più giovani. E magari anche belli e ricchi!

L’idea di molti è: prima iniziamo a coltivare un donatore, più probabile il fatto che continuerà a sostenerci in futuro.

Teoricamente può anche essere vero. Ma in realtà questo discorso non sta in piedi.

Sappiamo per certo che vale la pena investire sui donatori intorno ai 40 anni: il face to face ha portato moltissimi di loro a donare. Ma possiamo dire lo stesso dei più GIOVANI?

Per rispondere, basta dare un’occhiata al vostro database.
Vedrete che in generale i donatori sopra i 40 anni tendono ad avere:

  • Una media di donazioni più alta
  • Una probabilità di seconda donazione più alta
  • Una retention più alta (specie per le donazioni mensili)
  • Somme raccolte più alte (durante gli eventi)
  • Probabilità di sostenere ancora durante un evento più alte
  • Un Lifetime Value più alto
  • Probabilità di

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Smettetela di parlare dell’anniversario dell’organizzazione (20 anni? 30 anni? E allora?)

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o di quanto sono famose, brave e buone le persone del vostro Consiglio di Amministrazione.

Basta parlare delle conferenze o dei seminari che abbiamo organizzato o dei premi (tipo bollino blu…) per il miglior “qualcosa” (bilancio, servizio, website, ecc) che abbiamo vinto.

Ma chissene….!

Le persone vogliono sapere se noi facciamo qualcosa di BELLO. Di UTILE. Vogliono sapere se il poco o il molto che hanno dato serve a qualcosa. Non vogliono vedere le foto dei Consiglieri di Amministrazione! Vogliono vedere le cose come sono cambiate!!

Fare fundraising è molto più semplice se impariamo a pensare come un DONATORE.

I giorni in cui bastava che le nonprofit facessero del bene e lavorassero come si deve per ottenere donazioni sono finiti.

Oggi, le persone vogliono sapere che stiamo facendo la differenza: che i loro SOLDI stanno facendo la differenza.

Questo significa che non possiamo continuare ad usare

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Begli esempi di come far sentire il donatore apprezzato per quello che ha fatto

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Grazie. Serve sempre.

Il GRAZIE, nel fundraising è tutto. Ci ho persino scritto un capitolo di un libro sull’importanza del grazie (a proposito, per chi vuole saperne di più ecco l’elenco dei miei libri). Ho tantissimi esempi di come ringraziare da vedere e da farvi vedere (due sono sotto), ma forse in estrema sintesi direi che le cose importanti sono:

  • CONOSCERE  –   mostrare che sappiamo chi è il donatore, che lo conosciamo;
  • CAUSA  – ricordare gli obiettivi per cui abbiamo chiesto la donazione: sapere ciò di cui si parla;
  • IMPATTO –  raccontare bene perché tu sei stato importante.

Ieri ho ricevuto una lettera di ringraziamento per una donazione (di tempo) che ho fatto.

Ciao Valerio, volevo esprimere il mio più sincero e profondo grazie per la tua presenza oggi a Milano con i vertici di XXX. Non era una cosa dovuta e

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Politici e Fundraiser, parlano la stessa lingua?

Dovrebbero. Anche se la loro mission è certamente diversa, entrambi hanno lo stesso obiettivo: persuadere il loro interlocutore. Chi è impegnato nelle nonprofit dovrebbe ispirarsi ai comunicatori politici poiché quando aprono bocca non lo fanno mai a caso. Almeno per quanto riguarda l’utilizzo delle parole. A suggerire questo interessante spunto è lo scrittore George Crankovic che ha recentemente pubblicato alcune osservazioni. Vediamole assieme:

  • I politici usano specifiche tecniche per suscitare applausi. I loro discorsi sono strutturati in modo da scatenare fragorosi battiti di mani. Ovviamente l’obiettivo del fundraiser non è quello di ottenere applausi, ma è comunque qualcosa di simile. L’imperativo è emozionare!
  • Servitevi del contrasto positivo vs negativo. Quante volte abbiamo sentito pronunciare dal leader di turno: “Il fatto è che viene speso troppo per le munizioni da guerra, e troppo per le munizioni di pace”?
    Applichiamo questa strategia comunicativa alla raccolta fondi e il

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“Che il Festival siano tre giorni intervallati da una storia di una anno!”

E adesso si parte per la decima edizione.
Chi vorreste alla plenaria finale? Jovanotti? Gianni Morandi? o magari Renzi? o Kofi Annan? O Marchionne che discute con un sindacalista? O magari uno sconosciuto e silenzioso operaio della croce che tutti i giorni assiste e cura con amore le persone con disabilità, una per una, una per una, una per una? Una mamma che manda avanti la famiglia con budget “limitati”? O magari un pensionato che con la sua risicata pensione riesce ugualmente a donare 5 euro al mese, per le cause che sostiene e in cui crede?
Tutti siamo rimasti colpiti per le due testimonianze finali di Cairo e Naimu, uomini straordinariamente, normali. E occrre davvero ringraziarli.

Ma quello che più mi ha colpito è stata la straordinaria vocazione che ognuno di voi esprime nel suo lavoro.

Al termine del Festival, sono sono stato, con

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Etica e fundraising: i sette dilemmi più importanti.

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Al Festival del Fundraising, insieme al Professor Zamagni, affronterò il tema dell’Etica del Fundraising. Siete tutti invitati a esserci, sarà Mercoledi 11 maggio dalle 17,45 in poi.

Ecco alcuni pensieri sul tema, i famosi sette dilemmi etici del fundraiser.

Sebbene la stragrande maggioranza di chi opera nel settore, siano essi membri del consiglio direttivo o semplici volontari, possano essere persone moralmente impeccabili, di tanto in tanto può capitare di prendere cattive decisioni: questo perché non si possono sempre prevedere le implicazioni etiche delle scelte che facciamo.

Nella mia esperienza di fundraising sono riuscito ad individuare sette questioni etiche che ogni soggetto che si occupa di fundraising, prima o poi, finisce col dover fronteggiare. Questi dilemmi non rappresentano necessariamente un ostacolo a raccogliere fondi, ma si tratta comunque di problematiche di cui occorre tenere conto.

Questione 1: Provenienza delle donazioni. Questo problema riguarda il conflitto tra

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Avete ringraziato i vostri donatori?

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Il GRAZIE, nel fundraising è tutto. Ci ho persino scritto un capitolo di un libro sull’importanza del grazie (a proposito, per chi vuole saperne di più, ecco l’elenco dei miei libri www.valeriomelandri.it/libri/scritti-da-me/). Ho tantissimi esempi di come ringraziare (due sono sotto), ma forse in estrema sintesi direi che le cose importanti sono:

• CONOSCERE – mostrare che sappiamo chi è il donatore, che lo conosciamo;

• CAUSA – ricordare gli obiettivi per cui abbiamo chiesto la donazione: sapere ciò di cui si parla;

• IMPATTO –  raccontare bene perché tu sei stato importante.

Ieri ho ricevuto una lettera di ringraziamento per una donazione (di tempo) che ho fatto:

“Ciao Valerio, volevo esprimere il mio più sincero e profondo grazie per la tua presenza oggi a Milano con i vertici della nostra realtà . Non era una cosa dovuta e quindi la tua presenza ha avuto

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Mancano solo 2 settimane all’inizio del Festival del Fundraising!

9 anni anni fa, quando nacque il Festival del Fundraising, il mondo era assai diverso.

L’influenza dei nuovi media era decisamente minore; il welfare e le pensioni non erano ancora un miraggio, la differenza fra ricchi e poveri non era così folle, le sfide derivanti dall’immigrazione non erano così potenti.

Oggi si stanno verificando cambiamenti radicali.

I confini si stanno sgretolando: emergono nuovi modelli, nuove mentalità, nuove ideologie. Persone da tutto il mondo si stanno unendo e mobilitando per cambiare le cose.

È certamente un periodo elettrizzante.

Direi entusiasmante.

Ma il nostro scopo è sempre lo stesso, non è cambiato in questi 9 anni.

Il Festival del Fundraising è nato per essere al servizio di coloro che vogliono fornire risorse nuove al mondo nonprofit: esiste per servire tutti i fundraiser,

Il Festival del Fundraising esiste al servizio di tutti voi, impegnati a contrastare la disuguaglianza

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Come far crescere il fundraising da Lasciti Testamenti: un ricetta “politica”…

Si parlerà molto di Lasciti e testamenti al prossimo Festival del Fundraising. Perchè solo il 15% degli Italiani lascia lo fa, e vi è dunque un  enorme spazio di crescita. Ma è chiaro che se la legislazione ci venisse incontro, tutto sarebbe più facile. C’e’ un modo sicuro per aumentare i lasciti alle organizzazioni non profit: alzare le tasse di successione. Questo assioma – che, certo, come misura rischia di non essere molto popolare – è stato ampiamente dimostrato da parecchie ricerche svolte in passato negli Stati Uniti. Tutte le volte che la tassazione è stata ridotta, l’interesse a donare ad una charity è calato; viceversa, è sempre aumentato. La reazione della gente non è immediata, è evidente, ma la curva dei lasciti riprende a salire fra i 4 e i 7 anni dopo il cambio della normativa, ovvero quando la tassazione aumenta (lo dimostrano gli studi del fundraiser britannico

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Vita, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo!

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C’e’ The Chronicle of Philanthropy negli Stati Uniti, e chi non lo legge nel settore nonprofit non rimane nel settore per molto.

Io sono ancora abbonato (digitale), perchè rimani in contatto. Poi c’e’ poco altro in giro per il mondo. Noi italiani abbiamo Vita. E siamo fortunati.

Lo leggo da sempre. Prima settimanale in un formato cartaceo gigante, (tipo Repubblica), poi mensile, adesso libro- mensile. Sono proprio curioso di leggere il primo numero e di averlo in mano. A me sembra, come al solito un’idea curata. Magari non la più innovativa, ma tutto quello che fa Riccardo Bonacina e i suoi è “curato”, proprio secondo l’ “I care” di Don Milani. Si vede che ci tiene e che lo fa con cura. Lo dico e lo ridico.

In questi 20 anni lui ci ha tenuto insieme, molto di più di tanti inutili forum o tavoli

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