Perchè diventare relatore

Dì la verità, quante volte hai pensato:

vorrei essere in quell’ufficio fundraising lì
per spiare cosa fanno e come lo fanno?

Io tante volte, ma poi con i miei colleghi ci siamo detti che non è poi così necessario spiare, ma copiare (il mio cavallo di battaglia da sempre al Master) e soprattutto CONDIVIDERE.

Penso che se ogni fundraiser condividesse con gli altri colleghi tutto, ma proprio tutto, quello che ha imparato sul campo… beh sarebbe bellissimo, no?
Quanto risparmio di tempo, quanti errori in meno e un settore con una crescita più veloce.

Così è nato il Festival del Fundraising

Con l’idea della non-conference, ovvero una conferenza dove non ci sono solo i classici relatori e docenti, ma fundraiser che propongono esperienze, lezioni imparate dalla pratica, strumenti utili a semplificare la vita e il lavoro dei colleghi. Con l’obiettivo di crescere,

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2° Censimento Nazionale dei Fundraiser

Quanti sono i fundraiser retribuiti in Italia?

Sto provando a contare tutti i fundraiser attraverso il Secondo Censimento Nazionale dei Fundraiser. Su LinkedIn se si mette la parola “fundraiser – italia” saltano fuori 19.492 profili. Possibile?
In queste prime settimane di lavoro abbiamo già ricevuto 1.231 questionari completi. Ma dobbiamo trovarli tutti, e vedere quello che pensano, che sperano, che vivono.
Vogliamo aggiornare i dati socio-demografici, professionali e retribuitivi  del settore raccolti con il primo censimento del 2013.

Quanti sono quindi i fundraiser retribuiti?
Tu sei tra questi? Se la risposta è Sì, devi assolutamente censirti. Anzi quasi quasi dovresti essere tu a chiederlo a me: “Posso censirmi anche io?”
Qui come fare a compilare il breve questionario che ci permetterà (a me e a te) di sapere di più chi sono, quanti sono, cosa fanno, come si muovono i fundraiser italiani.

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Buone vacanze:
per capire meglio perchè si lavora

Ieri sera ero a cena con un amico. Mentre stavamo mangiando, una telefonata inaspettata dal padre di questo mio amico: “E’ morta!”. Si trattava di una persona carissima per il mio amico e per suo padre.
Un silenzio è calato.
Non imbarazzo, ma solo silenzio.
Poi lui ha rotto il silenzio e ha detto: “Certo, che la morte azzera tutto, ti rimette in fila l’ordine delle priorità”.
Ha ragione.
La morte è didattica, nella sua semplicità.
C’è un prima e c’è un dopo.
E nel prima, nel tempo che ci viene dato, ci affanniamo inutilmente.
Ci affanniamo per fare, per accumulare, per primeggiare. E poi guarda là, scompare tutto in un attimo. Il nostro tempo è limitato, e bisogna usarlo bene.
Ho letto stamattina che dovremmo vivere: “Come se fossimo dei giardinieri: investiamo le nostre energie in modo che

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Il GDPR dice due semplici parole: chiedete prima.


Se il rumore si abbassa, la fiducia aumenta…

Ho ricevuto per 40 giorni di fila, ogni mattina, la stessa email con la stessa identica richiesta di “adozione a distanza” da parte di una importante nonprofit italiana.

A un certo punto, ho chiamato al telefono il direttore fundraising di questa organizzazione, che conosco, e gli ho detto preoccupato “ci deve essere qualcuno che vi ha hackerato, perché manda una email al giorno, e nemmeno con il vostro mittente”.

Lui mi ha risposto, che era una scelta dell’organizzazione, perché anche se la percentuale di risposte è ultra-bassa, spedendo milioni e milioni di email, questo metodo funziona e produce risultati.

Ragionamento inattaccabile.
Ma quanti sono i danni collaterali che una prassi simile, genera nel mondo nonprofit?
Di quanto aumenta il “rumore di fondo”? Quanto vengono coperte “le vere conversazioni” da questa tecnica?

In fondo il

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Sai da che cosa passa la “rivoluzione” oggi?

La rivoluzione oggi è avere cura delle cose.

In un mondo che cambia costantemente, alla velocità della luce, per stare al passo devi essere VELOCE. L’immobilità paralizza l’innovazione.
Ma velocità non è sinonimo di fretta.

La cura delle cose vale più della fretta.
È una mentalità, una modalità di lavorare, una postura da migliore costantemente.

Migliaia di organizzazioni nonprofit oggi sono in difficoltà, ogni giorno, e alcune di queste falliscono, chiudono e le loro straordinarie Cause non sono portate avanti da nessuno.

Perché?
Perché chi ha avuto l’idea originale non ha capito cosa stava succedendo, ha smesso di far capire ai donatori che quello che stanno facendo fa DAVVERO LA DIFFERENZA nella società.
Non hanno investito su loro stessi, sulla formazione dei manager del nonprofit, che devono essere figure sempre

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Università. Non sei sempre un numero

Un ragazzo che conosco ha chiuso oggi gli esami all’ Università e mi scrive: 

“Oggi ho finito gli esami e avrei una ramanzina da fare sul sistema universitario italiano, gli altri non li conosco.
Dopo 5 anni, io non posso esserne soddisfatto. Non posso essere soddisfatto da un qualcosa che unisce presunta teoria a un numero e affida la pratica e l’esperienza a “qualcun altro”.
In un mondo dove l’istruzione sembra essere tutto devi farti strada tra numeri […]”

L’ Università la conosco bene, e ne conosco bene limiti, ma anche potenzialità e possibilità. 
Non si può universalizzare perché so che ci sono persone, colleghi, che fanno la differenza e sono davvero bravi e competenti.

Negli anni ho conosciuto talenti. Ho avuto in classe studenti che ora guardo

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C’è solo un modo per vincere la concorrenza: essere più veloci !!!


Ho letto che Loris Meliconi, il fondatore dell’azienda che negli anni ’80 produceva il “guscio per il telecomando” e che poi ha inventato decine di oggettini (tipo il telecomando universale, o i salvaspazio…), non registra più nessun brevetto delle sue invenzioni.
Tanto non serve a nulla. Non ha paura della concorrenza.

“Spendere energia e tempo per proteggere le proprie invenzioni con i brevetti nazionali e internazionali, è una spesa inutile.
Tanto ti copiano tutto comunque.
E prima che riesci a fermarli legalmente è già tardi.
I processi si vincono dopo 10 o 20 anni.
C’è solo un modo per vincere la concorrenza: essere più veloci.
Bisogna solo essere più veloci possibile, più veloci degli altri.
Continuare a inventare guardandoti

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Tutti i numeri del Face To Face

Vi confesso che ci sto davvero prendendo gusto! La scorsa settimana è andato in onda il secondo appuntamento dei nostri Flash Fundraising, dedicato al Face to Face insieme a Licia Lomazzi.

La chiacchierata è stata illuminante e Licia ha finalmente fatto chiarezza su questo strumento di fundraising, complicato da gestire, oneroso, ma capace di regalare grandi soddisfazioni.

Ma partiamo dall’inizio. Licia Lomazzi lavora per ActionAid International ed è a capo dell’unità che si occupa del reclutamento di sostenitori regolari Offline. Ha iniziato nel 2007 come dialogatrice per un UNHCR poi nel 2011 è entrata in ActionAid dove ha preso in mano il programma F2F e l’ha portato al successo di oggi.

Ecco tutte le domande che le ho fatto.

1.  Come hai organizzato il programma in ActionAid?

Abbiamo deciso di investire con le nostre agenzie partner in un programma completamente esternalizzato. Abbiamo 5 provider che lavorano per noi in tutto il territorio

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Lead Generation: caccia al nome GIUSTO per la tua organizzazione

Questo è il periodo dei nostri Flash Fundraising: webinar gratuiti e super smart dedicati alle tecniche della raccolta fondi. Il primo era dedicato alla Lead Generation e vorrei fermare alcuni concetti fondamentali che sono emersi durante quell’oretta divertente passata a parlare di fundraising!

1.  Cos’è la Lead Generation?

Si potrebbe dire che la lead generation è un’azione di marketing che consente di generare una lista di possibili donatori interessati alla nostra causa.
Questa operazione consiste nel trovare i donatori interessati, farsi dare i contatti dalla persona (prospect) e costruire un database che sarà utilizzato per chiedere una donazione.
Per generare nuovi contatti, di futuri donatori, possono essere utilizzate tutte le varie strategie di marketing, da quelle più tradizionali come pubblicità o telemarketing alle più innovative come direct marketing o altre strategie che utilizzano il Web.

2.  Meglio pochi contatti ma buoni?

La lead

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“Da Costa a Costa”: che esperimento di fundraising innovativo!

Interessantissimo e da copiare. E’ da un po’ che ve ne volevo parlare.
Ho seguito l’esperimento di fundraising innovativo di Francesco Costa, vicedirettore del quotidiano on line Il Post, uno dei quotidiani on line più diffusi in Italia – e uno dei pochi in attivo senza il paywall, cioè il limite degli articoli letti – con i suoi 6 milioni di visitatori unici mensili.

Costa è stato ha fatto una specie di spin-off del giornale dedicato agli Usa. Questo per due anni, da giugno 2015 fino al 31/12/2017.
Un blog che ha chiamato “Da Costa a Costa”, riprendendo simpaticamente il suo cognome e lo slang americano che indica il viaggio-sogno che ogni americano (e non solo) dall’adolescenza in poi vorrebbe fare: dalla costa atlantica a quella pacifica:  “Coast to Coast” appunto.

Vi racconto del suo esperimento.
Francesco Costa è appassionato di cose americane e

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