Qual è il miglior modo per ringraziare un donatore?

Ogni anno, ricevo molte borse di studio da mettere a disposizione degli studenti più meritevoli che si iscrivono al Master in Fundraising di cui sono direttore presso l’Università di Bologna. Prima di tutto ringrazio io personalmente. Poi, anche se non è richiesto, chiedo agli studenti che hanno beneficiato della borsa di studi di ringraziare. Come?

Chiedo loro di scrivere una lettera vera e personale in cui raccontano la loro storia e poi la faccio spedire direttamente da loro. Dovreste vedere che belle lettere.

Come ringraziate il donatore? Certo potete anche fare solamente una telefonata, ma una telefonata in fondo non lascia traccia. Scrivere un biglietto o una lettera di ringraziamento, questo sì che lascia il segno. Prima di tutto perché avete dedicato del tempo e dell’impegno. E poi perché lasciate un segno tangibile.

Ricordatevi che scripta manent. Se siete abbastanza audaci, e sono

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Il commento di un collega alla bozza del mio nuovo libro

Ho mandato la bozza del mio nuovo libro “Fundraising” a un collega e mi ha risposto con questa email:

“Beh, devi essere fiero del lavoro che hai fatto. Non c’è e ripeto e sottolineo che non c’è un manuale così completo, a meno che uno non compri tutti i volumi della collana philantrhopy…. Saranno più di 500 pagine, se contiamo anche i sottoparagrafi tratti oltre 50 argomenti. Ci sono un sacco di esempi. Tutto, e ripeto, tutto è ripetibile da chiunque si metta a lavorare con il manuale di fianco.
Il lavoro che hai fatto non è da tutti e, per come è stato concepito fin dall’inizio, salvo modifiche nel mondo, sarà un punto di riferimento per gli anni a venire. Almeno per i prossimi cinque anni. Ripeto, salvo che qualcuno venga fuori con idee rivoluzionarie”.

Grazie amico!

Quando ringraziare il donatore?

Non mi stancherò mai di ripeterlo. Lo faccio da quando ho iniziato a occuparmi di fundraising e continuerò a dirlo.

Non ringraziate mai abbastanza il vostro donatore.

In troppe Onp una volta ricevuta una donazione, non si ringrazia. Ovviamente non si dovrebbero ringraziano tutti i donatori allo stesso modo. Si ringrazia di più chi ha fatto una grande donazione. Ma si ringraziano anche i piccoli o piccolissimi donatori. Sempre.

Quando dovete ringraziare il vostro donatore?

Possibilmente entro le 24 ore successive alla donazione. Al massimo entro le 48 ore.

Qualcuno di voi potrebbe pensare: “Ma è un lavoraccio”, “ma chi lo fa”?, “e quando trovo il tempo”?, “come lo ringrazio”? Sono tutte domande legittime, ma dovete trovare il tempo di ringraziare. Dovete coinvolgere in questo lavoro i consiglieri di amministrazione, i colleghi, il personale retribuito, i volontari, i beneficiari della vostra organizzazione.

Il fundraising non è solo una questione di soldi

Chi pensa che il fundraising sia solo una questione di soldi, e non di relazioni, fa un pessimo servizio al fundraising. Ma anche chi pensa che il problema sia solo quello di creare relazioni senza mai arrivare alla richiesta esplicita di contributo economico (“perché tanto prima o poi doneranno”), non ha ben chiaro cosa è il fundraising.

Fare fundraising, non significa solo cercare soldi, e nemmeno solo costruire delle relazioni.

Il compito del fundraiser, è quello di costruire relazioni durature nel tempo e instradare queste relazioni verso l’aiuto a persone bisognose. La donazione esiste in virtù di una relazione che porta ad uno scambio. C’è un “prima” e un “dopo” aver effettuato la donazione che dipende dal grado di coinvolgimento del donatore nell’organizzazione nonprofit.

E il fundraiser deve essere bravo a coinvolgere sempre di più il donatore nella propria organizzazione. In questo modo riuscirà a

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Ripensiamo la RELAZIONE tra Onp e donatore

Mi piace pensare alla relazione tra il donatore e l’Onp come ad un matrimonio, in cui ci si prende cura l’uno dell’altra (o dell’altro), un matrimonio che definisco d’“interesse reciproco”. Il compito dei fundraiser, è quello di realizzare “matrimoni di interesse” fra i donatori e la propria Onp. Per farlo dovete presentarvi al meglio delle vostre possibilità, perché la relazione che andrete ad instaurare con il donatore dovrebbe essere di lunga durata. Raccontate cosa fate, cosa volete fare, quali obiettivi volete raggiungere, come volete cambiare il mondo. Fate vedere quanta strada avete fatto, quanto vi siete avvicinati al vostro mondo ideale. Non opprimete il donatore con continue richieste ma fate in modo che sia lui a proporsi, a essere proattivo. Cercate di rendere dinamico e attivo il rapporto, quello che, in termini tecnici, viene definito un cambiamento di strategia da push a pull.

La tecnica push, ossia marketing

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Il Festival per le piccole Organizzazioni Nonprofit

L’80% delle organizzazione nonprofit Italiane è piccola. E il Festival del Fundraising lo sa, quando organizza relatori e temi.

Innanzitutto negli ultimi 3 anni abbiamo realizzato con grande successo di pubblico, e con l’aiuto dell’infaticabile Riccardo Friede, il Forum delle piccole organizzazioni nonprofit per raccogliere e crescere nel locale. Da vedere e partecipare.

Matteo Fabbrini e Luigi Somenzari parlano di Volunteer Love ovvero “come costruire una rete di volontari motivati e talmente legati alla causa che non ti molleranno nemmeno durante i mondiali di calcio”. E una piccola nonprofit ha bisogno di volontari.

Ho chiesto a 5 “nuovi” fundraiser che lavorano in piccole o piccolissime di presentare, in 20 minuti ciascuno, 5 piani di raccolta fondi per le piccole organizzazioni da copiare subito. Troverai strategie e soluzioni concrete per affrontare i problemi più comuni delle piccole organizzazioni come la tua.

E

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La piramide è viva e vegeta

Oggi ho letto che Harvard University ha appena concluso uno studio sulla sua ultima campagna da grandi donatori, terminata a dicembre del 2016 che ha raccolto oltre 254 milioni di dollari, e ha scoperto che due donatori su tre (RIPETO 2 SU 3!) prima di fare la loro grande donazione avevano fatto una donazione iniziale inferiore ai 100 dollari.

Questo deve farvi ragionare sul fatto che le donazioni di piccolo importo indicano l’interesse del donatore e non necessariamente la sua capacità di dono. Trattate bene ogni nuovo donatore. Tutti. L’errore che fanno molte Onp è quello di non considerare veri e propri “donatori” coloro che donano sotto i 250 euro. In realtà dentro questa fascia si nascondono a volte i nostri grandi donatori. Ricordate 2 su 3, cioè quasi il 70% dei grandi donatori avevano fatto la loro prima donazione inferiore ai 100 dollari.

Un dato interessantissimo per

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Come misurate i vostri impatti?

Qualche anno fa ho fatto parte della società di consulenza che ha realizzato la nuova campagna di raccolta fondi per Cambridge.

GUARDATE QUESTO VIDEO

Pur annoverando fra i suoi ex-studenti 92 Premi Nobel, 55 capi di stato, 83 medaglie d’oro olimpiche, e fra i professori chi ha scoperto la forza di gravità (Newton) o l’origine della specie (Darwin), Cambridge ha costruito il suo messaggio di raccolta fondi non puntando su questi “risultati”.

Tutta la richiesta di raccolta fondi non è orientata su quanto “loro” sono stati bravi, ma su quanto gli esiti del loro lavoro hanno cambiato la vita delle persone.

Lungo tutto il video si vedono gli IMPATTI che Cambridge ha generato sul mondo, ovvero che i donatori hanno contribuito a realizzare.

La crescita del fundraising è esponenziale

La crescita del fundraising è una formula geometrica, formata da tre potenti funzioni. Notate come ci siamo tre, e soltanto tre, modi di far crescere il fundraising. Se dovessi farne una formula la scriverei così:

[(Aumento dei donatori) x (Aumento dell’importo medio donato) x (Aumento della frequenza delle donazioni)] – 1 = Crescita percentuale totale del fundraising

Non esiste nessun altro modo per fra crescere e prosperare il tuo fundraising.

Ma per farvi capire la potenza della formula, vi chiedo un po’ di pazienza e vi chiedo di seguirmi in questi due conti matematici.

Poniamo che i vostri donatori attivi (ovvero quelli che hanno fatto almeno una donazione negli ultimi 12 mesi) siano 1500, la loro donazione media sia di 30 euro, e la frequenza media delle donazioni per ciascuno di essi sia 2 (questo NON significa che tutti i donatori donano 2 volte all’anno, ma che ci

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I costi di acquisizione sono un investimento con ammortamento!

Sto conducendo una personale battaglia per tentare di mandare in ammortamento le spese di acquisizione del mailing di ricerca di un nuovo donatore.

Di fatto spendo moltissimo per acquisire un nuovo donatore ma poi il donatore acquisito mi dura 7-10 anni.

E’ quindi corretto ritenerlo un investimento con ammortamento e non un mero costo dell’anno in cui l’operazione viene fatta. Con i numeri dimostriamo facilmente quanto “dura” un donatore.

Dopo avere un po’ studiato la vicenda, mi sembra che i costi di acquisizione possano essere inclusi tra le “Altre immobilizzazioni Immateriali” ed ammortizzati lungo la loro vita utile.

Il nuovo principio contabile redatto dall’Organismo Italiano di Contabilità, in aderenza alle innovazioni civilistiche, è molto più restrittivo del precedente sulla possibilità di capitalizzare oneri pluriennali vari. In particolare non sono più capitalizzabili spese di pubblicità, anche di lancio di nuovi prodotti, e simili.

Per cui occorre che l’onere che

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