Fundraiser internazionali: impara e copia!

Ogni anno portiamo al Festival i migliori relatori internazionali, scovati nei convegni a cui partecipo in giro per il mondo, beccati su internet nei blog che leggo, cercando nelle varie accademie del mondo, le migliori ricerche scientifiche sui temi più importanti del momento.

Credo che si possa imparare molto dai fundraiser che lavorano a stretto contatto con culture di fundraising diverse dalle nostre. Si impara, si prende spunto, si copia. Tutto questo per migliorarci costantemente. Per fare fundraising in maniera più efficiente e raccogliere sempre più fondi.

Anche quest’anno non siamo da meno e abbiamo un ricco programma di ospiti internazionali.

Beate Sørum spiegherà le Strategie digital a prova di futuro in cui è necessaria una chiara strategia per non disperdere tempo ed energie preziose. E’ venuta anche anno scorso, e ha riscosso un successo davvero notevole per chiarezza e consigli pratici.

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Si fa presto a dire corporate fundraising

Si fa presto a dire corporate fundraising. Tutti pensano che si tratti di chiedere all’impresa soldi in cambio di una sponsorizzazione!
E’ finito quel tempo. Basta. Chiuso. Morto! NON c’è piu’! In tanti mi chiamano ancora, o mi scrivono (ma avranno chiamato anche voi?) per avere qualche consiglio su come contattare la piccola azienda dietro casa, cosa offrire, cosa proporre, cosa chiedere.

Questo tipo di raccolta fondi non consente un approccio massivo ai donatori, ma richiede un rapporto uno a uno con proposte altamente personalizzate e “su misura”. Dimenticate i grandi budget di investimento su acquisizione di liste o telemarketing. Qui, l’investimento principale è il vostro tempo e la vostra competenza.

Dovete contattare le imprese una a una, incontrandole, ascoltandole, conquistando la loro fiducia e facendo proposte mirate che soddisfino le loro esigenze. Dovete investire l’80% del vostro tempo per conoscere l’impresa profit e dimostrarvi un interlocutore

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Cosa posso fare oggi per migliorare il fundraising?

Io mi alzo ogni mattina e mi chiedo  “cosa posso fare oggi per migliorare il fundraising?”,
cosa posso fare oggiper insegnare agli altri la gioia di donare?

E lo faccio con passione da oltre 20 anni, e lo farò PER SEMPRE.
Ogni santo giorno della mia vita da fundraiser. E penso che questo sia il primo pensiero per tanti di noi.

Perchè abbiamo a cuore la causa per cui lavoriamo o facciamo volontariato. Vogliamo far crescere la nostra nonprofit per erogare più servizi e salvare più bambini, o più anziani, o dare le migliori cure ai nostri ammalati, o preservare l’ambiente, o fare le nostre battaglie politiche.

Quando uno nella vita sceglie il proprio lavoro, se lo fa con passione, lo ama, ogni giorno cerca di migliorarsi. E tutti i giorni pensa a qualcosa di nuovo. Ecco perché, nonostante l’esperienza, nonostante mi potrei anche fermare, io e la

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Punire gli impavidi, premiare la timidezza

Perchè se si va in un’impresa profit tutti sostengono l’utilità della sperimentazione? Del rischio?

E non solo concepiscono che sia possibile sbagliare, ma lo trovano addirittura vantaggioso, poiché considerano l’errore come un’occasione per migliorarsi!

Una certa idea di nonprofit invece ritiene immorale sbagliare perché il denaro di cui si dispone “proviene dai donatori”, i quali si aspettano che i loro soldi vadano direttamente a chi ne ha bisogno.
Sorprendentemente, in tutte le mie collaborazioni con le nonprofit nel corso degli anni, non mi sono mai trovato di fronte ad un team di ricerca e sviluppo per creare nuove opportunità!

Perchè hanno tutti paura di SBAGLIARE!

L’idea che sbagliare sia immorale non tiene conto di quanto si possa imparare da un errore e degli stimoli che possono derivarne. Dirò di più. Una certa idea malsana di nonprofit,  demonizza l’errore.

Ma se mio figlio fosse continuamente sotto la mia

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Qual è il miglior modo per ringraziare un donatore?

Ogni anno, ricevo molte borse di studio da mettere a disposizione degli studenti più meritevoli che si iscrivono al Master in Fundraising di cui sono direttore presso l’Università di Bologna. Prima di tutto ringrazio io personalmente. Poi, anche se non è richiesto, chiedo agli studenti che hanno beneficiato della borsa di studi di ringraziare. Come?

Chiedo loro di scrivere una lettera vera e personale in cui raccontano la loro storia e poi la faccio spedire direttamente da loro. Dovreste vedere che belle lettere.

Come ringraziate il donatore? Certo potete anche fare solamente una telefonata, ma una telefonata in fondo non lascia traccia. Scrivere un biglietto o una lettera di ringraziamento, questo sì che lascia il segno. Prima di tutto perché avete dedicato del tempo e dell’impegno. E poi perché lasciate un segno tangibile.

Ricordatevi che scripta manent. Se siete abbastanza audaci, e sono

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Il commento di un collega alla bozza del mio nuovo libro

Ho mandato la bozza del mio nuovo libro “Fundraising” a un collega e mi ha risposto con questa email:

“Beh, devi essere fiero del lavoro che hai fatto. Non c’è e ripeto e sottolineo che non c’è un manuale così completo, a meno che uno non compri tutti i volumi della collana philantrhopy…. Saranno più di 500 pagine, se contiamo anche i sottoparagrafi tratti oltre 50 argomenti. Ci sono un sacco di esempi. Tutto, e ripeto, tutto è ripetibile da chiunque si metta a lavorare con il manuale di fianco.
Il lavoro che hai fatto non è da tutti e, per come è stato concepito fin dall’inizio, salvo modifiche nel mondo, sarà un punto di riferimento per gli anni a venire. Almeno per i prossimi cinque anni. Ripeto, salvo che qualcuno venga fuori con idee rivoluzionarie”.

Grazie amico!

Quando ringraziare il donatore?

Non mi stancherò mai di ripeterlo. Lo faccio da quando ho iniziato a occuparmi di fundraising e continuerò a dirlo.

Non ringraziate mai abbastanza il vostro donatore.

In troppe Onp una volta ricevuta una donazione, non si ringrazia. Ovviamente non si dovrebbero ringraziano tutti i donatori allo stesso modo. Si ringrazia di più chi ha fatto una grande donazione. Ma si ringraziano anche i piccoli o piccolissimi donatori. Sempre.

Quando dovete ringraziare il vostro donatore?

Possibilmente entro le 24 ore successive alla donazione. Al massimo entro le 48 ore.

Qualcuno di voi potrebbe pensare: “Ma è un lavoraccio”, “ma chi lo fa”?, “e quando trovo il tempo”?, “come lo ringrazio”? Sono tutte domande legittime, ma dovete trovare il tempo di ringraziare. Dovete coinvolgere in questo lavoro i consiglieri di amministrazione, i colleghi, il personale retribuito, i volontari, i beneficiari della vostra organizzazione.

Il fundraising non è solo una questione di soldi

Chi pensa che il fundraising sia solo una questione di soldi, e non di relazioni, fa un pessimo servizio al fundraising. Ma anche chi pensa che il problema sia solo quello di creare relazioni senza mai arrivare alla richiesta esplicita di contributo economico (“perché tanto prima o poi doneranno”), non ha ben chiaro cosa è il fundraising.

Fare fundraising, non significa solo cercare soldi, e nemmeno solo costruire delle relazioni.

Il compito del fundraiser, è quello di costruire relazioni durature nel tempo e instradare queste relazioni verso l’aiuto a persone bisognose. La donazione esiste in virtù di una relazione che porta ad uno scambio. C’è un “prima” e un “dopo” aver effettuato la donazione che dipende dal grado di coinvolgimento del donatore nell’organizzazione nonprofit.

E il fundraiser deve essere bravo a coinvolgere sempre di più il donatore nella propria organizzazione. In questo modo riuscirà a

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Ripensiamo la RELAZIONE tra Onp e donatore

Mi piace pensare alla relazione tra il donatore e l’Onp come ad un matrimonio, in cui ci si prende cura l’uno dell’altra (o dell’altro), un matrimonio che definisco d’“interesse reciproco”. Il compito dei fundraiser, è quello di realizzare “matrimoni di interesse” fra i donatori e la propria Onp. Per farlo dovete presentarvi al meglio delle vostre possibilità, perché la relazione che andrete ad instaurare con il donatore dovrebbe essere di lunga durata. Raccontate cosa fate, cosa volete fare, quali obiettivi volete raggiungere, come volete cambiare il mondo. Fate vedere quanta strada avete fatto, quanto vi siete avvicinati al vostro mondo ideale. Non opprimete il donatore con continue richieste ma fate in modo che sia lui a proporsi, a essere proattivo. Cercate di rendere dinamico e attivo il rapporto, quello che, in termini tecnici, viene definito un cambiamento di strategia da push a pull.

La tecnica push, ossia marketing

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Il Festival per le piccole Organizzazioni Nonprofit

L’80% delle organizzazione nonprofit Italiane è piccola. E il Festival del Fundraising lo sa, quando organizza relatori e temi.

Innanzitutto negli ultimi 3 anni abbiamo realizzato con grande successo di pubblico, e con l’aiuto dell’infaticabile Riccardo Friede, il Forum delle piccole organizzazioni nonprofit per raccogliere e crescere nel locale. Da vedere e partecipare.

Matteo Fabbrini e Luigi Somenzari parlano di Volunteer Love ovvero “come costruire una rete di volontari motivati e talmente legati alla causa che non ti molleranno nemmeno durante i mondiali di calcio”. E una piccola nonprofit ha bisogno di volontari.

Ho chiesto a 5 “nuovi” fundraiser che lavorano in piccole o piccolissime di presentare, in 20 minuti ciascuno, 5 piani di raccolta fondi per le piccole organizzazioni da copiare subito. Troverai strategie e soluzioni concrete per affrontare i problemi più comuni delle piccole organizzazioni come la tua.

E

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