Mancano solo 2 settimane all’inizio del Festival del Fundraising!

9 anni anni fa, quando nacque il Festival del Fundraising, il mondo era assai diverso.

L’influenza dei nuovi media era decisamente minore; il welfare e le pensioni non erano ancora un miraggio, la differenza fra ricchi e poveri non era così folle, le sfide derivanti dall’immigrazione non erano così potenti.

Oggi si stanno verificando cambiamenti radicali.

I confini si stanno sgretolando: emergono nuovi modelli, nuove mentalità, nuove ideologie. Persone da tutto il mondo si stanno unendo e mobilitando per cambiare le cose.

È certamente un periodo elettrizzante.

Direi entusiasmante.

Ma il nostro scopo è sempre lo stesso, non è cambiato in questi 9 anni.

Il Festival del Fundraising è nato per essere al servizio di coloro che vogliono fornire risorse nuove al mondo nonprofit: esiste per servire tutti i fundraiser,

Il Festival del Fundraising esiste al servizio di tutti voi, impegnati a contrastare la disuguaglianza

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Come far crescere il fundraising da Lasciti Testamenti: un ricetta “politica”…

Si parlerà molto di Lasciti e testamenti al prossimo Festival del Fundraising. Perchè solo il 15% degli Italiani lascia lo fa, e vi è dunque un  enorme spazio di crescita. Ma è chiaro che se la legislazione ci venisse incontro, tutto sarebbe più facile. C’e’ un modo sicuro per aumentare i lasciti alle organizzazioni non profit: alzare le tasse di successione. Questo assioma – che, certo, come misura rischia di non essere molto popolare – è stato ampiamente dimostrato da parecchie ricerche svolte in passato negli Stati Uniti. Tutte le volte che la tassazione è stata ridotta, l’interesse a donare ad una charity è calato; viceversa, è sempre aumentato. La reazione della gente non è immediata, è evidente, ma la curva dei lasciti riprende a salire fra i 4 e i 7 anni dopo il cambio della normativa, ovvero quando la tassazione aumenta (lo dimostrano gli studi del fundraiser britannico

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Vita, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo!

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C’e’ The Chronicle of Philanthropy negli Stati Uniti, e chi non lo legge nel settore nonprofit non rimane nel settore per molto.

Io sono ancora abbonato (digitale), perchè rimani in contatto. Poi c’e’ poco altro in giro per il mondo. Noi italiani abbiamo Vita. E siamo fortunati.

Lo leggo da sempre. Prima settimanale in un formato cartaceo gigante, (tipo Repubblica), poi mensile, adesso libro- mensile. Sono proprio curioso di leggere il primo numero e di averlo in mano. A me sembra, come al solito un’idea curata. Magari non la più innovativa, ma tutto quello che fa Riccardo Bonacina e i suoi è “curato”, proprio secondo l’ “I care” di Don Milani. Si vede che ci tiene e che lo fa con cura. Lo dico e lo ridico.

In questi 20 anni lui ci ha tenuto insieme, molto di più di tanti inutili forum o tavoli

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I treni passano…

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La gente non compra solo perchè piace, ma anche per “paura”. Interessante questo commento di Seth Godin:

“It’s fun to believe that people buy the goods and services we make merely because they are excited, delighted and eager to engage.

But often, particularly in b2b selling, the call to action is very different. “Get off the tracks! The train is coming…” combined with the rumble, the smoke and the visuals of the train arriving. That’s what causes action.

Action means change and change means fear, so of course we shouldn’t be surprised that people (and organizations) are often as motivated by the fear of loss as they are by the desire for gain

Cose che un fundraiser
può imparare da Donald Trump

Voi sapete la mia passione per l’America, al punto tale che mi piace dire, quasi per gioco “L’Italia è la mia nazione, gli Stati Uniti la mia casa”… e così mi interessa tutto di questo straordinario Paese, con le sue gigantesche contraddizioni (libero e schiavo, povero e ricco, razzista e pro-diritti civili, tollerante e intollerante, e potrei andare avanti per ore…), e così guardando la “straordinaria” (intesa come fuori dall’ordinario) campagna di Donald Trump capisco come ci sia tanto da imparare per un fundraiser.

Ovviamente il mio non è un post “a favore” o “contro” Trump. E’ solo un dato di fatto: qualche mese fa non gli veniva data nessuna possibilità di diventare presidente. Ora ne ha parecchie. Cosa c’e’ da imparare?

1 – Trump parla la stessa lingua delle persone che ascoltano.

Si concentra su uno specifico gruppo di individui, e gli dice cose nel modo che loro possano

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La direzione, il solito ostacolo al fundraising?

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Ricevo un’altra e-mail che mi parla di una direzione lungimirante per certi versi ma VECCHIA nelle modalità.
La condivido con voi, che spesso vi trovate in questa situazione purtroppo.
Sotto la mia risposta… voi cosa fareste?

 

Ciao Valerio.
Ti scrivo sull’onda emotiva di un incontro con la Direzione. Per avere un tuo parere. Anche.  O forse per cercare di capire qualcosa di più con te, se vorrai leggermi e soprattutto restituirmi alcune riflessioni.
Oggi avevamo un incontro per parlare di comunicazione interna/esterna e della campagna cinque per mille. Avevamo chiesto al direttore di legittimarci di fronte ai nostri colleghi. E la risposta della direzione è stata che non legittimerà nessun gruppo di lavoro (al massimo potrà comunicare che alcuni di noi lo stanno facendo a titolo personale così come altri stanno facendo a titolo personale altre cose) poiché legittimare un servizio

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Nel fundraising non c’è tempo da perdere!

Ciao! Com’è andato il weekend? Il tempo non è stato male, vero?

Quando parliamo con qualcuno, non siamo quasi mai diretti. Quando mai andiamo subito al punto in una conversazione? Anche quando abbiamo ben chiaro in testa di cosa vogliamo discutere con una persona, abbiamo paura di essere maleducati se non gli chiediamo prima come sta.

I CONVENEVOLI sono importanti nella vita di tutti i giorni. Anche se sono vuoti. Anche se non vogliono dire niente.

Ecco: nel fundraising, invece, è meglio che li evitiamo proprio.

Quando mandiamo una lettera, una e-mail, bisogna essere SCHIETTI. Bisogna essere DIRETTI. Il donatore deve capire SUBITO cosa vogliamo. Dobbiamo andare subito DRITTI AL PUNTO: e il punto è che ci servono i loro soldi, per cambiare le cose.

Possiamo essere a disagio. È normale. Perché non è come nella vita di tutti i giorni. Come sarebbe se incontrassimo un amico per

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Tra fare e disfare è sempre un lavorare

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Sono in una cooperativa per ragazzi disabili.
E qui conosco Giovanni, da 50 anni volontario nel laboratorio di falegnameria.
È contento di quello che fa, ma quando ci parlo qualcosa non va.
È arrabbiato, è dispiaciuto.
Perché spesso, troppo spesso, gli viene chiesto di fare un nuovo lavoro.
E poi di rifarlo. E di rifarlo ancora.
Perché non si hanno le idee chiare fin da subito. Perché “tanto è un volontario”.

Giovanni, ha mani rovinate da una vita di lavoro. Ma quanta saggezza.
Ha proprio ragione, Giovanni.

Non possiamo sempre fare e disfare. Si perde troppo tempo, troppa energia.
Così anche nel fundraising.
Non possiamo dire: «Proviamo, poi vediamo. Al massimo rifacciamo.»
Eh no!! Proviamo a fare con la testa. Subito.
Non abbiamo né soldi, né tempo per sbagliare.
Mettiamo un pensiero, una strategia

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Melandri: Mel – Andros, ovvero il CANTASTORIE!

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Sono invitato a chiacchierare con un gruppo di giovani universitari in un collegio universitario.

E’ una chiacchierata informale dopo pranzo che loro chiamano con un nome bellissimo “Tertulia” (che in spagnolo vuol dire appunto “circolo”).

Mi dicono: “raccontaci qualche aneddoto, qualche storia della tua vita nel fundraising”. Che bella domanda! Quella in cui mi trovo meglio.

Raccontare storie è la mia passione, d’altronde mi chiamo “melandri” che deriva dal greco (chi l’ha studiato…) Mel-Andros, cioè Uomo-Melodico. Mi hanno detto, non so se sia vero, che può voler dire che i miei antenati erano “cantastorie”.

E io ho raccontato un paio di episodi da ridere che mi sono capitati. Mi sono divertito!

Un fundraiser non deve essere in grado solo di raccontare belle storie, ma le deve raccontare in modo magico. Secondo me ci sono almeno tre regole per fare una storia “magica”:

1 – La vostra

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Vi presento le plenarie del Festival

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La nipote di Walt Disney (quel nome che ha fatto la storia, proprio quello) che è l’opinion leader della filantropia in Usa sul tema dei film, aprirà il Festival del Fundraising.

Abigail Disney!!! Quando l’ho detto ai miei figli non ci credevano. Ma non sarà sola. Con lei ci sarà Yvette Alberdingk Thijm della witness.org per raccontarvi i diritti umani attraverso gli occhi delle persone. Della serie show don’t tell!

Altri due nomi. Alberto Cairo e Kumi Naidoo faranno la nostra plenaria di chiusura.

Alberto Cairo ha salvato 150.000 persone in Afghanistan. Ha costruito 7 centri di riabilitazione che seguono un programma di recupero fisico e sociale per persone disabili gestito da persone disabili. Una storia sensazionale di vita e di fundraising.

Kumi è direttore esecutivo di Greenpeace International e farà la plenaria di chiusura all’AFP in Usa, cioè la più importante conference del

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