Chi è una fundraiser di successo

Le Storie degli Alumni del Master in Fundraising. Dal 2002 ad oggi…

Durante tutta la mia vita professionale mi è capitato troppo spesso di conoscere fundraiser bravissimi che non raccontavano MAI ai donatori di sè. E invece molti hanno storie incredibili e toccanti. Vicende di ragazzi e ragazze che si sono messi di impegno e hanno scelto di essere un fundraiser, per cambiare il mondo e la loro vita.

Nel 99% dei casi non lo sa NESSUNO. Eppure sono racconti che farebbero innamorare persone, scatenando passaparola e attirando nuovi estimatori del mondo del fundraising.
Il passaparola si scatena attraverso le storie. Le persone NON vogliono sentire racconti di statistiche, dati, luoghi. Al contrario, amano gli aneddoti, le favole, gli episodi particolari.

Da oggi inizio una rubrica di racconti speciali, di belle storie che meritano di essere raccontate, per farvi capire chi è

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Le Fondazioni moderne:
lievito per le organizzazioni nonprofit

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Le risorse sono inevitabilmente sempre più scarse, i bisogni sempre di più. Non si può accontentare tutti. Soprattutto non per sempre, e non in modo continuativo.
La gente deve imparare a pescare e non solo a ricevere un pesce.
Lo so, è il solito esempio, ma è quello che fa capire meglio il ruolo di una Fondazione moderna.
Che continua a finanziare le piccole organizzazioni nonprofit, ma che soprattutto sceglie di dare un contributo a chi poi saprà finanziarsi da solo.
Perché le Buone Cause devono sapersi finanziare anche da sole.

Il caso della Fondazione Garrone

Oggi vi voglio raccontare della Fondazione Edoardo Garrone di Genova che dice:

io non ho farina per tutti! Ma potrei essere lievito, e aiutare le piccole organizzazioni a crescere per compiere fino in fondo le loro piccole buone cause

Il progetto Fundraising Coaching Plus

E’ con l’idea

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Perchè falliscono i piani di fundraising

piano di fundraising

Tante volte quando entro in un’organizzazione nonprofit mi viene chiesto di realizzare un piano di fundraising che soddisfi più obiettivi contemporaneamente:

  • raccogliere donazioni sufficienti a garantire una certa stabilità all’organizzazione;
  • continuare ad aumentare e far crescere il, fundraising;
  • costruire una buona reputazione della organizzazione nonprofit;
  • attirare il più possibile volontari, soci e altri soggetti attivi;
  • spendere il meno possibile per l’attività di fundraising e incassare più donazioni.

Di fronte a queste richieste, io dico sempre: Magari! Mi piacerebbe essere un consulente con la bacchetta magica e riuscire a fare tutto questo in una volta sola. Sarebbe bello, no?

La realtà non è così…

Un piano di fundraising reale e concretamente realizzabile, purtroppo, non può raggiungere tutti questi obiettivi nella stessa misura.
Questi obiettivi, in un certo senso, si escludono a vicenda. Quando un’organizzazione nonprofit sceglie una direzione, una tattica, una strategia di fundraising,

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Una scommessa sulle organizzazioni nonprofit

Laboratorio Capstone - Master in Fundraising

La mia prima edizione del Laboratorio Capstone la feci più di 20 anni fa.
Studiavo alla New York University e uno dei corsi principali era il cosiddetto “ Laboratorio Capstone”.  In pratica si trattava di un corso in cui la classe – divisa in gruppi – doveva fare consulenza a un’organizzazione nonprofit di New York, di solito piccolina.

 

 Perchè funziona il Laboratorio Capstone

Si ottenevano due risultati:
1. l’organizzazione portava a casa una consulenza su misura da parte degli studenti della New York University
2. gli studenti affrontavano il loro primo “cliente” facendo un’esperienza pratica e concreta, davvero utile.

Anche io feci il mio Laboratorio Capstone, mi occupai di sviluppare un piano di raccolta fondi per un ospedale nel New Jersey, progetto interessantissimo.

L’accordo fra l’NYU e l’organizzazione era che la nonprofit riconoscesse una commissione di consulenza alla NYU per il lavoro svolto.

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Perchè diventare relatore

Dì la verità, quante volte hai pensato:

vorrei essere in quell’ufficio fundraising lì
per spiare cosa fanno e come lo fanno?

Io tante volte, ma poi con i miei colleghi ci siamo detti che non è poi così necessario spiare, ma copiare (il mio cavallo di battaglia da sempre al Master) e soprattutto CONDIVIDERE.

Penso che se ogni fundraiser condividesse con gli altri colleghi tutto, ma proprio tutto, quello che ha imparato sul campo… beh sarebbe bellissimo, no?
Quanto risparmio di tempo, quanti errori in meno e un settore con una crescita più veloce.

Così è nato il Festival del Fundraising

Con l’idea della non-conference, ovvero una conferenza dove non ci sono solo i classici relatori e docenti, ma fundraiser che propongono esperienze, lezioni imparate dalla pratica, strumenti utili a semplificare la vita e il lavoro dei colleghi. Con l’obiettivo di crescere,

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2° Censimento Nazionale dei Fundraiser

Quanti sono i fundraiser retribuiti in Italia?

Sto provando a contare tutti i fundraiser attraverso il Secondo Censimento Nazionale dei Fundraiser. Su LinkedIn se si mette la parola “fundraiser – italia” saltano fuori 19.492 profili. Possibile?
In queste prime settimane di lavoro abbiamo già ricevuto 1.231 questionari completi. Ma dobbiamo trovarli tutti, e vedere quello che pensano, che sperano, che vivono.
Vogliamo aggiornare i dati socio-demografici, professionali e retribuitivi  del settore raccolti con il primo censimento del 2013.

Quanti sono quindi i fundraiser retribuiti?
Tu sei tra questi? Se la risposta è Sì, devi assolutamente censirti. Anzi quasi quasi dovresti essere tu a chiederlo a me: “Posso censirmi anche io?”
Qui come fare a compilare il breve questionario che ci permetterà (a me e a te) di sapere di più chi sono, quanti sono, cosa fanno, come si muovono i fundraiser italiani.

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Buone vacanze:
per capire meglio perchè si lavora

Ieri sera ero a cena con un amico. Mentre stavamo mangiando, una telefonata inaspettata dal padre di questo mio amico: “E’ morta!”. Si trattava di una persona carissima per il mio amico e per suo padre.
Un silenzio è calato.
Non imbarazzo, ma solo silenzio.
Poi lui ha rotto il silenzio e ha detto: “Certo, che la morte azzera tutto, ti rimette in fila l’ordine delle priorità”.
Ha ragione.
La morte è didattica, nella sua semplicità.
C’è un prima e c’è un dopo.
E nel prima, nel tempo che ci viene dato, ci affanniamo inutilmente.
Ci affanniamo per fare, per accumulare, per primeggiare. E poi guarda là, scompare tutto in un attimo. Il nostro tempo è limitato, e bisogna usarlo bene.
Ho letto stamattina che dovremmo vivere: “Come se fossimo dei giardinieri: investiamo le nostre energie in modo che

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Il GDPR dice due semplici parole: chiedete prima.


Se il rumore si abbassa, la fiducia aumenta…

Ho ricevuto per 40 giorni di fila, ogni mattina, la stessa email con la stessa identica richiesta di “adozione a distanza” da parte di una importante nonprofit italiana.

A un certo punto, ho chiamato al telefono il direttore fundraising di questa organizzazione, che conosco, e gli ho detto preoccupato “ci deve essere qualcuno che vi ha hackerato, perché manda una email al giorno, e nemmeno con il vostro mittente”.

Lui mi ha risposto, che era una scelta dell’organizzazione, perché anche se la percentuale di risposte è ultra-bassa, spedendo milioni e milioni di email, questo metodo funziona e produce risultati.

Ragionamento inattaccabile.
Ma quanti sono i danni collaterali che una prassi simile, genera nel mondo nonprofit?
Di quanto aumenta il “rumore di fondo”? Quanto vengono coperte “le vere conversazioni” da questa tecnica?

In fondo il

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Sai da che cosa passa la “rivoluzione” oggi?

La rivoluzione oggi è avere cura delle cose.

In un mondo che cambia costantemente, alla velocità della luce, per stare al passo devi essere VELOCE. L’immobilità paralizza l’innovazione.
Ma velocità non è sinonimo di fretta.

La cura delle cose vale più della fretta.
È una mentalità, una modalità di lavorare, una postura da migliore costantemente.

Migliaia di organizzazioni nonprofit oggi sono in difficoltà, ogni giorno, e alcune di queste falliscono, chiudono e le loro straordinarie Cause non sono portate avanti da nessuno.

Perché?
Perché chi ha avuto l’idea originale non ha capito cosa stava succedendo, ha smesso di far capire ai donatori che quello che stanno facendo fa DAVVERO LA DIFFERENZA nella società.
Non hanno investito su loro stessi, sulla formazione dei manager del nonprofit, che devono essere figure sempre

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Università. Non sei sempre un numero

Un ragazzo che conosco ha chiuso oggi gli esami all’ Università e mi scrive: 

“Oggi ho finito gli esami e avrei una ramanzina da fare sul sistema universitario italiano, gli altri non li conosco.
Dopo 5 anni, io non posso esserne soddisfatto. Non posso essere soddisfatto da un qualcosa che unisce presunta teoria a un numero e affida la pratica e l’esperienza a “qualcun altro”.
In un mondo dove l’istruzione sembra essere tutto devi farti strada tra numeri […]”

L’ Università la conosco bene, e ne conosco bene limiti, ma anche potenzialità e possibilità. 
Non si può universalizzare perché so che ci sono persone, colleghi, che fanno la differenza e sono davvero bravi e competenti.

Negli anni ho conosciuto talenti. Ho avuto in classe studenti che ora guardo

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