C’è una storia antica: Caino e Abele. Il primo omicidio non è tra popoli, è tra fratelli. E la lezione scomoda è che Caino, il violento, l’assassino, il cattivo ha successo: fonda una città, ha una stirpe. Abele, il buono, il mite, la vittima sparisce. La civiltà nasce da un fratricidio. La violenza permette il progresso.
Se la metti così, viene voglia di mollare: “Ok, quindi vince sempre chi è più spietato”. Ma è una conclusione pigra. Se fosse vero fino in fondo, saremmo già estinti. E invece siamo ancora qui.
Perché, insieme alla violenza, c’è un’altra forza che ci ha tenuti in vita: la cura organizzata.
C’è un aneddoto attribuito a Margaret Mead: le chiedono: “Qual è il primo segno di civiltà?” Non risponde “un’arma”, “una ciotola”, “una ruota”. Risponde: “un femore rotto e poi guarito“. Perché nel regno animale, se ti rompi una gamba, muori. Con un femore rotto non riesci a scappare, a cacciare, a mangiare. Un femore guarito invece, significa una cosa sola: qualcuno si è fermato, ti ha protetto, ti ha nutrito abbastanza a lungo perché tu potessi tornare a camminare.
La civiltà inizia quando un ferito non è solo uno scarto.
Il fundraising è l’attività che ti permette di guarire tanti femori. Non si tratta di essere eroi, l’eroismo, si sa, dura un giorno. Si tratta di curare. E la cura vera dura anni. E per durare ha bisogno di struttura: persone formate, turni, strumenti, continuità, rendicontazione, processi. Tutte cose che costano.
Il fundraising è la “tecnologia” che rende la cura stabile.
- Se non fai fundraising: fai “beneficenza a intermittenza”: oggi sì, domani no, a seconda di quanto rumore fa l’emergenza.
- Se fai fundraising: costruisci cooperazione tra estranei. Metti insieme persone che non si incontreranno mai ma decidono di sostenere la stessa cosa. È una forma di intelligenza collettiva: non ti salva il singolo “buono”, ti salva la comunità che si organizza.
Il fundraising è progettare fiducia. È tenere accesa una relazione quando l’emozione si spegne. È trasformare “mi dispiace” in “ci sono, anche il mese prossimo”.
La violenza fa rumore e sembra sempre vincere. La cura vince quando smette di essere un gesto e diventa un sistema.