La mia buona intenzione per il 2024 è: non usare mai più il termine “costi di fundraising”.
Oggi vorrei raccontarvi qual è la mia buona intenzione per il 2024, il mio buon proposito. Lo farò in 500 parole, parola più, parola meno. Iniziamo.
Riflettevo su una cosa: i donatori amano sentirsi dire quanto poco un’organizzazione nonprofit spenda per la raccolta fondi, e alle organizzazioni nonprofit piace raccontare ai donatori quello che amano sentire.
I giornali e i grandi istituti, sono pieni di rating basati su un assunto semplice: “bassi costi-buona organizzazione; alti costi-pessima organizzazione”.
Questo è del tutto fuorviante – per certi aspetti non è nemmeno etico.
Meno un’organizzazione investe nella raccolta di fondi meno può crescere. Meno può crescere, più le malattie, la povertà, l’ignoranza, la morte, persistono. Vi sembra ragionevole?
Per certi aspetti, questa nostra ipocrisia dei “costi di fundraising” ha istituzionalizzato un meccanismo per assicurare la persistenza della sofferenza umana. Decisamente non è caritatevole…
In questo momento sto scrivendo su un computer Apple (è l’ultimo uscito, velocissimo e super efficiente… sì sto facendo pubblicità, perché è quello che succede quando si compra un bel prodotto… ed è quello che fanno i donatori quando vivono una bella esperienza di dono).
Pensate che a me interessi qualcosa dei costi marketing di Apple? O di quanto spenderà in pubblicità nel 2024? Niente! A me interessa che mi coccolino, che mi mandino le giuste email, e che non mi stressino, che mi suggeriscano.
A me interessa che il computer che io uso sia il migliore. Punto. E per fare questo occorre spendere.
Apple ha fatto circa 390 miliardi di euro di fatturato nel 2023, e avrà, udite, udite l’11% di costi di pubblicità. L’11% di quello che ho pagato è servito a farmi comprare il prodotto. E allora?
Allora qual è il problema?
Che se le organizzazioni nonprofit continueranno ad accettare il binomio: “bassi costi di fundraising=buona organizzazione” e “alti costi di fundraising=pessima organizzazione”, il mondo del nonprofit e soprattutto le cause che stiamo cercando di “risolvere” continueranno per l’eternità…e questa non è una buona notizia!
Abbiamo bisogno di una nuova “normalità” nel 2024. Un riesame completo.
Pensare a ciò che dovremmo investire in raccolta fondi. Se prendiamo sul serio il valore delle cause che stiamo perseguendo, allora dobbiamo iniziare a pensare a tassi del 50-100% di raccolta fondi.
Dobbiamo iniziare a dire alla stampa: “basta misurarci su quanto spendiamo, misurateci sui nostri risultati”. Le organizzazioni nonprofit non devono più essere orgogliose nel raccontare ai propri donatori o chiunque altro, quanto bassi siano i loro costi di raccolta fondi. Tutto il contrario. Devono iniziare a raccontare quanto sono capaci di investire, grazie alla leadership del loro gruppo dirigente, dei loro consigli di amministrazione.
Sto sognando? Si, ma questo è quello che voglio fare nel 2024.
P.s. Io non sono qui a dire che l’inefficienza è giusta e che bisogna sprecare soldi nella raccolta fondi, ma che è ora di finirla con queste restrizioni nei confronti del nonprofit. Facciamolo vivere…