Da dove vengono le scelte sbagliate?
Nel fundraising ne vedo tante. Anche da persone intelligenti, preparate, in buona fede. Anzi, soprattutto da loro. Perché le scelte sbagliate raramente nascono dalla cattiveria. Nascono più spesso da tre cose molto più banali.
La prima: non sai ancora quello che dovresti sapere.
E allora fai una campagna senza database, organizzi una cena “per raccogliere fondi” senza sapere quanto ti costa davvero, mandi la stessa e-mail a tutti perché “almeno comunichiamo qualcosa”. Poi va male. E lì, se sei onesto, impari.
Se sei disonesto copri l’errore con la solita frase “però ci ha dato visibilità”. Che nel fundraising è spesso il modo elegante per dire: abbiamo perso soldi, ma ci vergogniamo a dirlo.
La seconda: ti sei costruito un’identità che ti spinge a sbagliare.
Se ti racconti che “noi siamo piccoli”, farai scelte da piccolo. Se ti racconti che “i nostri donatori non capiscono”, comunicherai male. Se ti racconti che “chiedere soldi è brutto”, non chiederai mai davvero. Se ti racconti che “la nostra causa è così bella che la gente dovrebbe donare spontaneamente”, aspetterai. E mentre aspetti, la causa resta senza risorse.
Tutti bloccati da un’idea povera di sé. “Non possiamo permetterci un fundraiser.” “Non possiamo investire.” “Non possiamo disturbare i donatori.” Tradotto: abbiamo scelto di restare fermi, ma preferiamo chiamarla prudenza.
La terza: scegli il vantaggio immediato e ignori il costo futuro.
Risparmi sul database e poi perdi anni di relazione con i donatori. Non ringrazi bene oggi e fra sei mesi ti chiedi perché non donano più. Accetti una sponsorizzazione qualsiasi perché ti servono soldi subito e poi ti ritrovi con un’azienda che non c’entra niente con la tua causa. Fai l’evento perché “porta gente”, ma nessuno ha pensato a cosa succede il giorno dopo.
Nel breve periodo non investire sembra prudente. Nel lungo periodo è suicidio organizzativo. Nel breve periodo non chiedere sembra elegante. Nel lungo periodo è irresponsabile. Nel breve periodo fare comunicazione senza fundraising sembra meno rischioso. Nel lungo periodo è solo rumore.
Dentro la parola “scelta” c’è una cosa enorme: libertà.
Ma sprechiamo questa libertà ogni volta che fingiamo di non scegliere. Perché anche non scegliere è una scelta.